Montefalcone nel Sannio, in breve
Montefalcone nel Sannio è un comune italiano di 1 298 abitanti della provincia di Campobasso, in Molise.
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Ipotesi vogliono che, dal ritrovamento di monete italiche, il centro abbia origini legate ai Sanniti. Probabilmente vi sorgeva la roccaforte di "Maronea" espugnata da Marcello console nel 212 a.C. Durante il periodo degli angioini, Montefalcone fu feudo della famiglia Cantelmo, e poi degli Arcuccio. Nel XV secolo passò al dominio di Guglionesi, e nel 1488 a Gambatesa. Nei secoli successivi appartenne ai Carafa, ai De Tufo e ai Coppola, duchi di Canzano. Il terremoto del Molise del 1805 danneggiò Montefalcone, che vide la propria autonomia grazie al Regio decreto del 1861. Otto anni dopo, per distinguersi dagli altri comuni omonimi italiani, fu aggiunta la locuzione "nel Sannio", con riferimento all'omonima regione storica.
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Fondata tra l'XI e il XII secolo e riedificata nel XIX secolo, conserva al suo interno numerose statue lignee di buona fattura, opere di artisti locali, databili tra il XV secolo e il XIX secolo. Pregevole capolavoro è il busto ligneo di Sant'Anna del XV secolo, mentre altre opere di un certo interesse sono le statue lignee della Madonna Immacolata di scuola napoletana, di Sant'Antonio Abate probabile creazione dell'artista campobassano Paolo Saverio di Zinno, entrambe del XVIII secolo, e di San Giovanni Battista (XIX secolo). L'interno è a tre navate con pianta a croce latina e falsa cupola nell'intersezione tra la navata centrale ed il transetto. Gli altari e i decori, opere di stuccatori locali, risalgono alla seconda metà dell'Ottocento.
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Le Farchie: 24 dicembre: Antichissimo rito magico propiziatorio, di origine chiaramente pagana, con il quale si festeggiava il "sole nascente", l'inizio del nuovo anno solare, la vittoria della luce sulle tenebre. Era, ed è ancora, anche un rito di iniziazione, durante il quale gruppi di giovani si sfidano nel costruire le "farchia". Costituita da un fascio conico di piccoli tronchi spaccati, incastrati e legati intorno ad un tripode di legno, accesa, viene portata, cantando canti tradizionali, accompagnati da strumenti popolari (organetti diatonici, fisarmoniche, zampogne, ciaramelle), per le vie cittadine, sostando davanti agli uscì di amici e parenti che accolgono all'interno della loro abitazione i cantori, offrendo loro dei donativi di carattere alimentari.
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