Gambatesa, in breve
Gambatesa (Iammatése in molisano) è un comune italiano di 1 226 abitanti della provincia di Campobasso, in Molise. Posto in collina, offre un'ampia visuale sul lago di Occhito (di origine artificiale); ha un'estensione di 43 km².
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Probabilmente il centro esisteva all'epoca romana, anche se si sviluppò come castello dei Longobardi nell'VIII secolo. Leggenda vuole che il nome provenga da un difetto fisico del primo proprietario. In epoca normanna il feudo era retto dalla famiglia omonima chiamata Gambatesa (il cui rappresentante si chiamava Alferius Gambatesus). Il castello si sviluppò in epoca angioina tra fine XIII e XIV secolo, mentre il feudo era ancora in mano alla famiglia Gambatesa. L'ipotesi che Gambatesa sia mai stata retta dalla famiglia Pietravalle (come affermato dal Masciotta e da F.
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Il castello, posto sull'altura del colle Serrone, al centro del quartiere storico, ha subìto lungo i secoli varie trasformazioni. Da castello-fortilizio a castello-residenza feudale in epoca medioevale, fu trasformato, nel sec. XVI, in castello-palazzo rinascimentale dalla famiglia feudataria dei Di Capua. Divenne poi proprietà baronale-marchesale e quindi proprietà privata (oggi rientra nei beni appartenenti allo Stato). È ben visibile l'originaria massiccia struttura medioevale di forma quadrata con la merlatura guelfa sul lato sud-ovest e le torri angolari in direzione nord-est, mentre sono di stile rinascimentale il portale bugnato, le finestre e la loggetta con tre archi a tutto sesto che si aprono sulla facciata nord-ovest, aggiunta nel XV-XVI secolo.
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I ciufell (dalla parola ciufolo, fischietto), detti anche cavatelli, sono una pasta fatta in casa impastata, spianata con il matterello fino ad ottenere una sfoglia dello spessore desiderato e poi tagliata dapprima a strisce della larghezza di 3 cm circa, sovrapposte a due a due e tagliate nella grandezza di circa mezzo centimetro. Infine, le striscioline di pasta ottenute, sono incavate con un movimento ritmico delle mani con 3 dita così da dare forma ad un maccherone rustico che ha la vaga forma di un flauto con tre buchi, tipico di quello che si costruivano con un pezzo di canna i pecorai di un tempo e da cui deriva anche il nome più moderno di "cavatelli".
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